Il Raccordo Anulare di Roma non è soltanto un’infrastruttura, ma una soglia. Una linea che separa e allo stesso tempo connette il centro della città alla sua periferia, tracciando un confine fisico e simbolico. Lungo questo anello si estende una fascia di territorio indefinito, un habitat ibrido in cui la campagna sopravvive tra i reticoli del costruito e l’urbanizzazione si arresta senza mai concludersi. È uno spazio sospeso, privo di una forma compiuta, che esiste per accumulo, per frammenti.
Attraversare il Raccordo significa attraversare un paesaggio che riflette le contraddizioni della crescita urbana contemporanea. Qui il territorio appare come il risultato di politiche di espansione e di processi speculativi che hanno privilegiato l’interesse privato rispetto a una reale progettualità abitativa. Il paesaggio che ne deriva è un limbo: un luogo in perenne trasformazione, dove nulla sembra definitivo e ogni elemento porta i segni di un cambiamento interrotto o incompiuto.
Le immagini si muovono all’interno di questo spazio interstiziale, soffermandosi su luoghi apparentemente marginali o abbandonati, che riacquistano senso solo attraverso l’uso spontaneo e informale delle persone. In questi territori residuali, l’identità non è data, ma continuamente negoziata: emerge dai gesti, dalle tracce, dalle presenze temporanee che abitano lo spazio senza mai stabilizzarlo.
Il lavoro fotografico mette in relazione due elementi costantemente in tensione. Da un lato la natura, che pur controllata e frammentata, continua a manifestarsi in forme rigogliose e imprevedibili; dall’altro l’edificato, che trova la sua massima espressione nei grandi complessi di edilizia economica popolare degli anni Sessanta, veri e propri fronti architettonici che segnano il limite tra la città e la campagna. Questi volumi si impongono come presenze dominanti, ma allo stesso tempo rivelano la loro fragilità, diventando parte di un paesaggio che li ingloba e li consuma.
Nel confronto tra natura e costruzione si condensa il processo di territorializzazione: il passaggio da una superficie apparentemente neutra a una costruzione sociale complessa, stratificata, carica di segni e significati. L’uomo, che un tempo si orientava nello spazio attraverso il corpo e l’esperienza diretta, oggi si muove all’interno di una realtà vettorializzata, governata da infrastrutture, flussi e percorsi obbligati. Il controllo sul territorio diventa simbolico, più che reale.
Il Raccordo Anulare si configura così come un dispositivo visivo e concettuale: un osservatorio privilegiato da cui leggere le fratture della città contemporanea. Le fotografie restituiscono un paesaggio instabile, sospeso tra natura e artificio, tra progetto e abbandono, invitando a una riflessione sul destino di questi spazi di margine e sul loro ruolo all’interno dell’immaginario urbano.