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Identità Topografiche

Identità topografiche è un attraversamento del paesaggio italiano inteso come corpo trasformato, inciso, riorganizzato nel tempo dall’azione umana. Un territorio che non si offre come scenario neutro, ma come superficie sensibile, segnata da interventi che ne hanno ridefinito la forma e il senso, lasciando tracce visibili e persistenti. Il progetto si muove all’interno di luoghi in cui l’azione dell’uomo ha raggiunto una scala tale da modificare in modo irreversibile la morfologia del paesaggio. Qui il terreno viene modellato, contenuto, attraversato; la materia naturale è piegata a nuove geometrie e nuove funzioni. Natura e artificio cessano di essere categorie opposte e si fondono in una realtà ibrida, in cui il paesaggio appare come il risultato di una negoziazione continua tra necessità produttive, controllo dello spazio e processi naturali.

In queste trasformazioni non c’è enfasi né giudizio. Le immagini osservano una condizione di equilibrio instabile, sospesa tra costruzione e abbandono, efficienza e rovina. Ciò che emerge è un paesaggio quotidiano, normalizzato, in cui interventi nati per rispondere a esigenze tecniche ed economiche vengono lentamente assorbiti dallo sguardo di chi abita i luoghi. Con il passare del tempo, queste presenze diventano familiari, entrano nella memoria collettiva e contribuiscono a definire un senso di appartenenza che si costruisce attraverso l’esperienza diretta del territorio.

Il paesaggio si trasforma così in un archivio silenzioso, capace di raccontare storie di lavoro, di produzione, di gestione delle risorse, senza ricorrere alla narrazione esplicita. Ogni segno, ogni modifica, ogni struttura è parte di una stratificazione più ampia, in cui il passato non scompare ma resta visibile, incorporato nella forma stessa dei luoghi.

La scelta del grande formato, ottenuto attraverso l’affiancamento di più immagini, rispecchia questa idea di stratificazione e continuità. Le fotografie non si offrono come vedute unitarie, ma come frammenti che si accostano e si completano a vicenda, costruendo una visione dilatata e non immediata. Il montaggio introduce una temporalità diversa, più lenta, che invita lo spettatore a sostare, a percorrere l’immagine con lo sguardo, riconoscendo le relazioni tra le parti.

In Identità topografiche, la fotografia diventa uno strumento di osservazione e di ascolto. Attraverso una distanza misurata e una composizione rigorosa, il progetto restituisce un paesaggio in cui l’identità non è data, ma emerge dal rapporto tra spazio, tempo e memoria. Un’identità che non si fonda sull’eccezionalità, ma sulla persistenza dei segni e sulla loro capacità di definire, silenziosamente, il modo in cui abitiamo e riconosciamo i luoghi.


 
Carrara (MS), Cave di marmo in località Ponti di Vara
 
Mascioni (AQ), Lago artificiale di Campotosto
 
Villanova (RM), Cave di marmo
 
Guardialfiera (CB), Lago artificiale di Guardialfiera e viadotto del Liscione
 
Nebida (CI), Laveria Lamarmora miniere di Nebida
 
Collarmele (AQ), Parco eolico
 
Montevecchio (VS), Sito minerario Montevecchio
 
Plan de Corones (BZ), Impianti Sciistici
 
Masua (CI), Sito minerario di Masua
 
Rocca Vittiana (RI), Diga del Lago del Salto
 
Civitavecchia (RM), Porto di Civitavecchia

 
XY Digitale - Università di Trento