“A house is not a home” è una fanzine fotografica che osserva il Bioparco di Roma come uno spazio sospeso, un recinto nel cuore della città in cui architetture profondamente eterogenee convivono nel tentativo di ricostruire, artificialmente, frammenti di paesaggi lontani. Habitat progettati e ambienti simulati evocano altre geografie, rivelando una tensione costante tra natura e artificio, tra rappresentazione e realtà, tra ciò che viene messo in scena e ciò che rimane inaccessibile. Il titolo introduce un gioco linguistico e concettuale che attraversa l’intero progetto: da un lato la “house”, intesa come struttura fisica, dispositivo architettonico che organizza e delimita lo spazio; dall’altro la “home”, dimensione più intima e simbolica, legata all’idea di origine e appartenenza. Nel Bioparco questi due significati non si oppongono in modo netto, ma entrano in una relazione ambigua e instabile, sovrapponendosi. Le architetture dei recinti diventano così luoghi di frizione e di coincidenza, costruzioni artificiali che possono assumere, allo stesso tempo, la forma di un’abitazione e di un luogo identitario.
Le ambientazioni, nel loro sforzo di evocare paesaggi esotici, proiettano lo sguardo del visitatore verso un altrove immaginato, generando un sentimento sospeso tra attrazione e nostalgia. Il Bioparco si configura come un territorio liminale, in cui l’idea di natura è filtrata da un impianto scenografico e in cui la distanza geografica viene colmata attraverso la costruzione di un’esperienza visiva controllata.
Le immagini sono organizzate in dittici fotografici, pensati per interporre tra osservatore e soggetto un elemento di interferenza. Vetri, reti, sbarre o trincee interrompono lo sguardo e ne frammentano la visione, riproducendo l’esperienza reale del Bioparco. La fotografia rinuncia a una visione neutra o descrittiva e restituisce un’esperienza filtrata e discontinua, in cui la relazione tra chi guarda e ciò che viene guardato è sempre mediata da un dispositivo di separazione.
Dal punto di vista grafico, la fanzine adotta il linguaggio visivo delle riviste di arredamento e architettura, accentuando il cortocircuito tra forma e contenuto. La copertina rievoca ironicamente quella di AD – Le case più belle del mondo, sostituendo agli interni domestici le immagini dei recinti scenografici degli animali, rafforzando il cortocircuito tra “house” e “home”, che nel Bioparco non si escludono ma si sovrappongono, lasciando emergere la possibilità che una struttura artificiale possa farsi luogo di permanenza e familiarità.